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22 aprile 2011

OLBIA-TEMPIO CARZEDDA PIETRO VITTORE noto PIETRO elezioni comunali 2011

 

CARO AMICO DI PALAU AI TUOI CONOSCENTI  DI OLBIA

FAI VOTARE PIETRO VITTORE CARZEDDA noto  PIETRO

pietro 1L




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4 giugno 2010

PIETRO CARZEDDA CONSIGLIERE DELLA PROVINCIA OLBIA-TEMPIO RINGRAZIA

ImageFromDB[2]

Nell'impossibilità di farlo personalmente, ringrazio con tutto il cuore, quanti col proprio consenso ed altro sostegno, hanno contribuito sino ad ottenere uno straordinario successo che mi ha  collocato fra i più votati, alla elezione di consigliere Provinciale. Ringrazio anche chi non ha potuto per aver fatto scelte diverse perché Pietro Carzedda è il Consigliere Provinciale di tutti i cittadini indistintamente. Un augurio speciale sento di rivolgerlo al nuovo consiglio  della Provincia OLBIA-TEMPIO e al Presidente FEDELE SANCIU  che sarà in grado sicuramente, di tracciare una linea netta con il passato.

Sinceramente.

                                                                 PIETRO CARZEDDA




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6 maggio 2010

OLBIA-TEMPIO,PROVINCIA - PIETRO CARZEDDA CANDIDATO

pietro ca

 




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1 agosto 2009

OLBIA GALLURA, Giulia Maria Crespi: «Sul piano casa fate un passo indietro»

 
da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 31 LUGLIO 2009

 Presidente del Fondo ambiente
Chi è la signora dell’ecologia

nuova310709 (3]Giulia Maria Mozzoni Crespi, erede di una dinastia di imprenditori tessili, tra gli ultimi esponenti della grande borghesia lombarda, prima di dedicarsi all’ambiente fu ai vertice del Corriere della Sera quindi del gruppo l’Espresso. Nel ’75 dà vita al Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, che da allora presiede. E’ sostenitrice dell’agricoltura biodinamica, coltivazioni basate sul recupero e senza chimica, sperimentata in Lombardia quindi nella zona di Palau, dove da molto tempo ha una casa.
 

da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 31 LUGLIO 2009

Giulia Maria Crespi: «Sul piano casa fate un passo indietro»

La politica ambientale di Soru e quella di Cappellacci «L’isola si può salvare ma bisogna tornare alle regole»

Occorre puntare su un turismo di qualità e disciplinato, sui prodotti tipici e sulle primizie, su artigianato, zootecnia e agricoltura Non è il mattone la soluzione alla crisi

nuova310709[1] nuova310709[2]
di Antonello Palmas
 PALAU. «Sono in Sardegna da 50 anni e l’amo un po’ come se fosse la mia terra. Ne ho vissuto tutti i passaggi. Quel che sarebbe importante è mantenere per le future generazioni un patrimonio che altri vogliono distruggere». E’ la premessa di Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, nella sua casa di Palau prima di una lunga chiaccherata che verte attorno ai problemi di un’isola che ha adottato e che l’ha adottata.
 - Signora Crespi, non ha mai nascosto di apprezzare la politica ambientale di Soru.
 «Trovo che Soru avesse fatto delle norme che proteggevano l’isola dalle mire dei palazzinari. La verità è che chi vuole speculare in Sardegna sono i continentali. Sulla pelle di chi ci abita».
 - I sardi stanno cedendo alle lusinghe dei cementificatori?
 «Mi sembra che il territorio sia in mano agli speculatori, guardate cosa vogliono fare in Costa Smeralda, Ma non mi pare che ci siano troppi proprietari sardi. Certo l’isola è molto poco aiutata. Ad esempio: un mio vicino agricoltore in primavera ha visto andare in malora i suoi campi perchè mancava l’acqua. Eppure il Liscia è pieno, ma mi dicono che non è stata prevista l’irrigazione per le coltivazioni sulle riva del fiume, come altrove. Eppure ci sono i rondò con l’erbetta inaffiata e le ville con le piscine piene».
 - Soru cercò di cambiare le regole: Cappellacci le sembra altrettanto riguardoso delle esigenze ambientali?
 «Le regole davano fastidio a molti. Col progetto della nuova Giunta aumentano le volumetrie sino al 20%, anche in sopralevazione; +30% con la riqualificazione dell’immobile; entro i 300 metri dal mare si può costruire il 10% in più. Si può avere il 30% in più per abbattimento e ricostruzione, il 40% per abbattimento entro i 300 metri con trasferimento di cubatura in lotti compatibili previe delibere comunali e cessione dell’area. E dove mettiamo l’autocertificazione dei costruttori? Basta la firma di un professionista qualunque».
 - Se Soru difendeva l’isola, perchè l’hanno bocciato?
 «Non sono una politica per dirlo. Forse ci sono stati errori nella comunicazione. Il fatto è che la gente pensa solo all’immediato e non pensa al domani. Ma il domani arriva. Quando sarà troppo tardi ci si renderà conto dei disastri compiuti. L’errore che si fa è pensare che a quest’isola occorra il turismo di massa. Ma non porterebbe soldi per davvero».
 - E cosa serve, allora?
«Un turismo di qualità, un turismo disciplinato, rispetto per i piani paesistici».
 - Che suggerimento darebbe a chi sta per approvare il Piano casa sardo?
 «Di fare un passo indietro. Di ripensare. Di non avallare l’autocertificazione. Di aiutare piuttosto l’agricoltura, la zootecnia; di favorire e aiutare i prodotti tipici locali, l’artigianato, di promozionarli».
 - Lei che in Sardegna è di casa, può dirci se e come l’ha vista cambiare?
 «Certo che l’ho vista cambiare. Terribilmente in peggio. Ho visto troppe costruzioni, brutture di ogni tipo. La conseguenza è che anche il turismo negli ultimi anni non va poi così bene. La Sardegna ha un patrimonio di siti antichi non valorizzati, anche quelli nuragici e prenuragici. Tutto questo non fa molto bene. La ripresa in grande stile della piaga degli incendi contribuisce a peggiorare le cose: un incendiario io lo metterei in cella per anni, ci sono stati morti e danni enormi ma tutti se ne infischiano. La proposta dell’ergastolo? Lo sostengo da anni. Perchè questi fenomeni prima non si verificavano?»
 - Che interessi ci sono dietro questi fatti?
 «Ci sono in mezzo un po’ di vendette, un po’ di speculazioni e un po’ di “divertimento”. Ci vorrebbero delle leggi speciali, con una notevole rivalutazione del ruolo della Forestale. I ritardi nell’arrivo degli aerei e elicotteri da cosa dipendono? Le disfunzioni nell’apparato di intervento sono state tantissime».
 - Signora Crespi, sta facendo un quadro poco rassicurante. La Sardegna ha parte del territorio intatto, si può ancora salvare?
 «La Sardegna è talmente bella, talmente straordinaria, che in molti punti si può ancora salvare. Ma occorre cancellare la mentalità per cui io vendo mio figlio per fare cassa. È una delle regioni che ha recepito nella maniera peggiore il Piano casa nazionale, perchè? Stanno svendendo la Sardegna facendo credere che in questo modo si incentiva la ripresa. Aver dato alle regioni la possibilità di darsi ciascuna le sue regole è come dividere l’Italia in pillole, per dirla con Einaudi. Una cosa triste, L’Italia è una sola, con bellissime specificità. Occorrono regole unitarie: piani paesistici, piani regolatori, puc».
 - Il mattone come unica soluzione alla crisi?
 «Certo qualche soldo in più entrerà. Ma a che prezzo? No, non c’è solo il mattone. Non ci si occupa delle campagne, si potrebbe puntare sulle primizie e non viene fatto. Invece si combinano un sacco di stupidaggini, costruendo nelle zone fluviali, deviando le acque, così da provocare disastri come le alluvioni di qualche mese fa».
 - Si rende conto che parlare di ambiente non è molto di moda. C’è la crisi...
 «Infatti un’ambientalista come me è considerata una specie di cretina. Ma di questi cretini al mondo ce ne sono sempre di più. E vedremo cosa succederà se si permette la distruzione. La distruzione significa che una cosa è distrutta e basta. Ma i cementificatori saranno felici. E’ come un padre che rende la figlia puttana per fare soldi. Vabbene che le puttane ultimamente sono piuttosto in voga... Come dire: piacciono».
 - Berlusconi e la crisi?
 «Preferisco non parlare di politica».
 - Un bene il G8 spostato all’Aquila? Lei se lo sarebbe ritrovato a domicilio.
 «A Palau sono arrabbiati per questo. Probabilmente è un’occasione persa. A La Maddalena sono stati spesi dei soldi per dei lavori, spero che ora non distruggano anche l’arcipelago con la scusa di rilanciare l’economia. Ma le economie sono tante, c’è ad esempio quella dei pescatori che sono sempre meno, hanno sempre meno pesce, e devono fare i conti con l’inquinamento».
 - A proposito di inquinamento, la chimica sarda rischia di chiudere.
 «Se parliamo di Porto Torres, ci sarebbe da rilevare che la chimica ha distrutto una zona stupenda da sfruttare per il turismo. Però c’è il problema dei tanti disoccupati. Occorre programmare una riconversione, riportare la gente nelle campagne. Invece chi lavora nei campi è considerato di seconda categoria. E’ un lavoro duro che ha una resa limitata. Ma qui in Sardegna ci sono prodotti straordinari, primizie, prosciutti, formaggi, ricotte, miele. Non rendono come un condominio. Ma attenzione, molte case cominciano a essere vuote. Guardiamo cosa succede in Spagna, in che stato si è ridotta con tutti i suoi vani sfitti. Ma i palazzinari, loro sì, possono sorridere».
 - Vuol dire che l’isola rischia di fare lo stesso?
 «Dipende da chi Cappellacci vuole accontentare. Io mi limito a osservare. Il Piano proposto mi spaventa molto. Occorre tornare alle vie legali. Invece cosa si fa? Si educa il cittadino all’immoralità. Chi segue la prassi regolare è un imbecille. Ma la società è anche piena di gente onesta. Qui ne conosco tanta ed è per questo che l’amo questo posto. Come se nelle mie vene scorresse quel sangue sardo che invece non ho».
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25 aprile 2009

LA MADDALENA, Bertolaso: La Maddalena era pronta per il G8 Sì, ho avuto un ruolo nella decisione del premier ma non ho tradito l’isola

  
 da La Nuova Sardegna SABATO, 25 APRILE 2009

LA SARDEGNA PERDE IL VERTICE DEI GRANDI

Bertolaso: La Maddalena era pronta per il G8

Sì, ho avuto un ruolo nella decisione del premier ma non ho tradito l’isola

 dall’inviato Guido Piga

1 lg8 berolaso 250409LA MADDALENA. «I lavori nell’ex arsenale sono conclusi e non mi risultano problemi per la sicurezza. Abbiamo spostato il G8 dalla Maddalena all’Aquila soprattutto per una ragione: per aiutare l’Abruzzo e per continuare a tenere alta l’attenzione dei media e del mondo sul terremoto, sui 65mila sfollati e sulla ricostruzione». Guido Bertolaso parla dall’Aquila («ho davanti la piazza in cui abbiamo celebrato i funerali di 200 morti») e ammette di essere stato l’ispiratore della scelta di Berlusconi. Sono le 18.30, il capo della protezione civile affronta l’emergenza pioggia. «Ma non dimentico la Sardegna».
 - Commissario Bertolaso, quella del governo è stata dunque una scelta interamente politica?
 
«È così, in un certo senso. Senza dubbio non ci sono stati condizionamenti di natura logistica o militare. Ma è nata da una considerazione più profonda, direi dal sentimento. L’Italia si è trovata di fronte a un disastro immane. In Abruzzo il terremoto ha causato centinaia di morti. Un’intera città è stata ridotto a pezzi. Ci sono 65mila sfollati e 40mila persone vivono nelle tendopoli. Non era mai successo prima, andava data una risposta senza precedenti».
 - Ammette che è stato lei a suggerire a Berlusconi di trasferire il G8 all’Aquila?
 
«Sarei un ipocrita se non dicessi che ho avuto un certo ruolo».
 - È vero che l’idea l’è venuta immediatamente dopo il terremoto, a caldo?
 
«Dopo il dolore, il primo pensiero è stato uno: ricostruire. Dare una casa a chi l’aveva persa, dare un segnale di speranza nel futuro a un’intera regione».
 - E perché allora tenere nascosta la notizia dello slittamento?
 
«Non è stato facile prendere questa decisione. Ho pensato, il presidente Berlusconi ha pensato che dovessimo fare tutto al meglio. Abbiamo mantenuto la necessaria, opportuna riservatezza per evitare di commettere errori, di qualunque genere».
 - Ma avrete chiesto il consenso preventivo dei partner del G8?
 
«Non spettava a me, ma al presidente Berlusconi. Credo che lui abbia fatto tutto quello che doveva. Mi pare che la reazione alla scelta dell’Aquila sia stata ottima».
 - Ecco, è stato un successo politico innegabile.
 
«Non la metterei in questi termini. L’Aquila è stata scelta per molte ragioni».
 - Berlusconi ha detto che costa meno fare il G8 lì e che è più sicuro. Dunque è una bocciatura per La Maddalena.
 
«No. Vorrei essere chiaro e respingere alcune accuse. I lavori nell’ex arsenale e nell’ex ospedale sono avanzatissimi, saranno terminati a fine maggio, come previsto. La mancanza di strutture non era quindi un problema».
 - Neppure il no degli albergatori della Costa a darvi l’esclusiva?
 
«No, anche se, lo ammetto, mi hanno amareggiato. Alla fine, avremmo comunque trovato un accordo».
 - Molti giornali hanno scritto che Berlusconi pensava che le opere alla Maddalena non sarebbero state mai pronte per il G8. Così lei l’ha sfidato e l’ha portato dentro i cantieri.
 
«E infatti il presidente e il sottosegretario Letta hanno potuto verificare che tutto era a posto, anzi, più avanti di quanto era stato programmato. Sarebbe stata una location fantastica, La Maddalena. Ne sono sicuro».
 - Ora i leader mondiali la vedranno solo in cartolina...
 
«In un certo senso, sì. Abbiamo preparato un filmato sui lavori alla Maddalena e, soprattutto, sul suo straordinario ambiente. Lo distribuiremo ai leader mondiali durante il vertice G8. In più, il logo non cambierà: resterà quello della Maddalena».
 - Allora il guaio era la sicurezza. Non sareste stati in grado di garantirla?
 
«La sicurezza non era un problema, solo che costava. Per averla come volevamo noi, il ministero dell’Interno ha chiesto 120 milioni di euro. Troppi, secondo il governo, che in un momento così, di crisi mondiale e di dolore per l’Abruzzo, ha preferito usarli per la ricostruzione».
 - I soldi. Ci sono tutti? Le opere alla Maddalena verrano terminate?
 
«I soldi per La Maddalena ci sono e non sono stati toccati. I lavori verranno finiti e, a quel punto, alla Maddalena ci sarà il più grande complesso turistico e nautico del Mediterraneo. Sarà usato nei prossimi anni per altri vertici internazionali e per manifestazioni sportive, questo è sicuro».
 - Magari per il summit sui cambiamenti climatici voluto da Obama per l’autunno?
 
«Non lo so, questa è una decisione che prenderà il governo».
 - La Maddalena è stata sacrificata. Si sente in colpa?
 
«Non è stata sacrificata per un capriccio. Ripeto, è una questione di priorità. L’emergenza è in Abruzzo. Penso che fare lì il G8 sia fondamentale. Passato il terremoto, l’attenzione dei media e quindi dell’opinione pubblica cala. Non volevamo che gli abruzzesi si sentissero soli, abbandonati. Questa è stata la risposta più forte: lo Stato c’è, ricostruirà, darà speranza. Il 28 aprile arriverà il Papa, il 1º maggio ci sarà il concerto dei sindacati. E poi? L’Abruzzo avrebbe finito di interessare da vicino, con partecipazione, l’Italia e il mondo. Accade sempre così. Qui oggi piove, stiamo lottando contro tante avversità. Abbiamo bisogno di sostegno. Il G8 ce lo darà».
 - Insistiamo: sente di aver tradito la Sardegna?
 
«Sono molto legato alla Sardegna, da sempre. Ho difeso la scelta della Maddalena con convinzione per il G8. Vorrei ricordare che, quando Berlusconi era titubante, perché aveva le sue buone ragioni, io gli dissi: “Non si preoccupi: lei ci dia il via libera, noi faremo tutti i lavori”. Era il giugno scorso, ed è andata così. Non si farà più il G8, ma La Maddalena ha una vasta area risanata e strutture ricettive straordinarie. Sono le premesse per la rinascita e ne vado orgoglioso».
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da La Nuova Sardegna SABATO, 25 APRILE 2009

Nella suite dove Obama non entrerà più

Cade il segreto su arsenale e ospedale: alberghi aperti per la prima volta

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DALL’INVIATO
 LA MADDALENA. Da una parete spuntano dei fili: blu, rossi, verdi. Manca l’interruttore cui collegarli, e gli arredi, a quelli avrebbe pensato l’estro di Antonio Marras. Per il resto c’è tutto: a sinistra Caprera, davanti il palazzo delle conferenze, a destra il quartiere di Moneta. E sotto, il mare, cristallino, da farci il bagno. Obama e la first lady Michelle avrebbero avuto una veduta straordinaria, dentro questa suite al secondo piano dell’albergo nato nell’ex arsenale.
 Il segreto di Stato sulle opere del G8 è caduto in 24 ore, dentro i cantieri è possibile entrare con una guida d’eccezione: Giuseppe De Giorgi, ammiraglio che ha guidato la spedizione italiana in Libano, numero 2 di Bertolaso per il vertice. È un tour a uso dei media, perché portino all’esterno l’efficienza della macchina del commissario del G8, perché facciano capire che La Maddalena è stata sacrificata in nome dell’emergenza Abruzzo, non per la propria. È una giornata umida. Soffia il grecale, c’è foschia. Sembra l’inizio dell’autunno, più che primavera inoltrata. Brutta sensazione. I camion corrono vuoti, c’è poco movimento. Gli operai lavorano, i ritmi danno l’impressione di essere buoni, non sostenuti. De Giorgi è un militare, ma con molto senso dell’umorismo. E dello Stato. Dice: «I lavori non si bloccano, le opere saranno concluse e le strutture serviranno in futuro per incontri internazionali o manifestazioni sportive di altissimo livello». Dunque non è il proseguo della fine per La Maddalena, ma l’inizio della rinascita, al diavolo la giornata brutta. «Ma ora Berlusconi risarcisca La Maddalena: assuma subito gli ex dipendenti della base Usa, pensi ai disoccupati» commenterà a tarda sera l’assessore provinciale Zanchetta, al rientro dall’Aquila.
 La visita dentro i cantieri comincia dall’ex ospedale militare oggi albergo, senza una gestione perché il bando di gara è andato deserto. C’è un po’ di Sardegna, dentro: i muri esterni sono fatti con granito giallo della cava di San Giacomo d’Arzachena, le piastrelle dei bagni con marmo di Orosei. La hall è pronta, c’è un computer acceso: non ci saranno però clienti.
 La seconda tappa è dentro l’ex arsenale. Il padre dell’albergo, della main conference, Stefano Boeri, non c’è. Resta in piedi la sua idea più innovativa: una struttura sospesa sull’acqua (“La Nuova” pubblicò il progetto un anno fa). Qui avrebbero dovuto riunirsi gli 8 leader del mondo. Avrebbero goduto di una vista spettacolare: il mare e l’isola di Santo Stefano libera dai sottomarini, l’immagine della riconversione. A fianco c’è il palazzo delle conferenze e, dietro, l’hotel.
 La suite destinata ad Obama è al secondo piano. Gli operai sono al lavoro. «A me non importa proprio nulla se la facevo per Obama o per un contadino, a me importa il lavoro - dice uno di loro -. Anzi, se era per un contadino mi faceva più piacere». «Dici bene, anche a me» fa un altro.
 C’è una terrazza, domina il porto dentro l’ex arsenale, che per ripulirlo ci sono voluti trenta milioni di euro. Tutta roba lasciata dalla marina, l’acqua era torbida, da qualche mese è cristallina. Dentro la suite non ci sono gli arredi, nulla di sardo. Antonio Marras aveva studiato un’accoglienza speciale per Obama e Michelle, glielo aveva chiesto Bertolaso. Non se ne farà nulla. (g.pi.)

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 da La Nuova Sardegna SABATO, 25 APRILE 2009

LA SARDEGNA PERDE IL VERTICE DEI GRANDI

Berlusconi: «Completeremo tutte le opere»

Rassicura Cappellacci a Roma, poi vola a Cagliari e spiega: La Maddalena non era sicura

Il premier al G8 degli industriali «Saranno contenti gli albergatori»

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di Alfredo Franchini

CAGLIARI. Berlusconi rassicura Cappellacci sul G8 scippato e poi, in serata, vola a Cagliari per partecipare a un altro G8: quello degli industriali, riuniti a Santa Margherita. Una tappa breve, una cena riservata con i grandi delle «Confindustrie» mondiali, immediata la ripartenza perché oggi per il premier è il suo primo 25 Aprile. Berlusconi ha spiegato i motivi del cambio in corsa: «C’erano preoccupazioni per il sistema di sicurezza e logistico che non erano state superate», ha detto. Ma per La Maddalena, ha garantito, non cambierà nulla: «I lavori continueranno».
 Il premier ha spiegato la sua idea per La Maddalena: «Lì sarà realizzato il più importante centro di attrazione del Mediterraneo per accogliere qualsiasi manifestazione o incontro internazionale come il G8 Ambiente che potrà essere fatto in estate o all’inizio di settembre».
 All’Aquila, dunque, nessun problema di sicurezza e così ieri il governo italiano ha incamerato due pareri favorevoli molto importanti, da Francia e Germania, mentre il Giappone si è rimesso al governo nazionale: «Non siamo in condizione di esprimere obiezioni, è compito del Paese organizzatore decidere sul posto del vertice».
 Nell’incontro di Santa Margherita, il capo del governo ha spiegato di aver tenuto presenti molte cose, «anche che i lavori arrivavano ad interrompere le prenotazioni in Costa Smeralda per il periodo dall’1 al 15 luglio. Gli albergatori saranno lieti di non dover sottostare a quella che praticamente sarebbe stata una requisizione, per dare posto ai molti delegati. C’era un disturbo alla gestione e dalle prenotazioni da parte degli ospiti agli alberghi della Costa Smeralda che lavorano dal primo di luglio e sino al 25 agosto».
 Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha consegnato al premier la dichiarazione sottoscritta dal G8 delle imprese e Berlusconi ha detto: «Ascolteremo la voce degli imprenditori». E ha aggiunto di essere giunto nell’isola proprio per ascoltare le esigenze dell’impresa.
 Il G8 di luglio - ha assicurato - si avvarrà di tutte le considerazioni fatte dal mondo delle imprese, dei sindacati e dell’associazionismo. E Berlusconi ha spiegato che il governo «sta preparando l’incontro ascoltando tutti coloro che vogliono dare indicazioni per risolvere la crisi globale». Naturalmente sul G8 non sono mancate le motivazioni umanitarie e di solidarietà: «Volevo portare il mondo qui vicino al dolore del terremoto».
 Nella mattinata di ieri il capo del governo ha ascoltato la voce di Ugo Cappellacci che si era recato a Palazzo Grazioli, dopo la notizia del giorno precedente sullo spostamento di sede del G8, «per porre alcuni paletti», come ha dichiarato poi. Paletti di fronte a un altro sisma, stavolta fortunatamente tutto e solo politico: un trasloco di 220 milioni dall’isola all’Abruzzo, cantieri aperti e soldi già spesi.
 «La Sardegna sarà risarcita», ha assicurato Berlusconi nell’incontro con Cappellacci, perché al di là della solidarietà sincera alla gente d’Abruzzo è evidente che la Sardegna (e La Maddalena) hanno subito un duro colpo. Senza contare che ci sono progetti avviati e cantieri che stavano lavorando con un ritmo da grande evento.
 Berlusconi ha incontrato Cappellacci al termine di una riunione che aveva dedicato alla definizione delle liste per le Europee, presenti i ministri Pdl, capigruppo e vicecapigruppo. «Le opere saranno completate», ha promesso Berlusconi. E per prima cosa sono arrivate le garanzie per le quattro corsie sulla strada Sassari-Olbia, che, in realtà, è stata considerata la prima a finire nella lista degli scippi denunciati in Sardegna dopo la decisione di destinare altrove i 470 milioni di finanziamento previsti per le infrastrutture. «Nella prossima settimana», ha annunciato Cappellacci, «ci sarà un incontro operativo con il sottosegretario Gianni Letta per definire i dettagli del progetto».
 Poi Berlusconi e Cappellacci sono entrati nel merito della questione maddalenina. La tesi del governo è che molte delle opere, come quelle di bonifica sulle aree lasciate libere dagli americani, dovevano essere comunque realizzate anche se non ci fosse mai stata l’idea del G8. Come dire che non sono soldi spesi male.
 Tra le compensazioni previste c’è l’impegno del premier a organizzare alla Maddalena, una serie di summit internazionali. «Stiamo pensando a una prima forma di compensazione», ha sostenuto il presidente della Regione, «fermo restando l’impegno di tenere in autunno a La Maddalena il G8 dell’ambiente. Nei prossimi giorni convocherò una giunta ad hoc per valutare la fattibilità del progetto. L’idea è quella di organizzare alcuni eventi alla Maddalena nei giorni di luglio concomitanti al summit dell’Aquila». E i cantieri? «Si va avanti con i tre turni di lavoro». A 24 ore da quell’annuncio, Cappellacci è pronto a chiudere le polemiche. «Per la Sardegna», afferma, «non c’è nessun problema di immagine perché in queste ore è l’Italia intera a mostrare al mondo un alto profilo morale. Tutti gli altri discorsi cadono, prevale il senso di responsabilità che ciascuno è chiamato ad esercitare al di là delle prerogative o delle competenze dei vari soggetti istituzionali, comprese quelle di una Regione a Statuto speciale».
 Partita ormai chiusa? Non proprio perché ieri mattina i gruppi di opposizione in Consiglio regionale hanno presentato una richiesta congiunta per la convocazione straordinaria dell’aula sullo spostamento del G8 dalla Maddalena all’Aquila.
 «La decisione assunta a tre mesi dalla data fissata per il vertice», si legge nella richiesta di Pd, Idv, Comunisti-Sinistra Sarda-Rosso Mori, primi firmatari i capigruppo Mario Bruno, Adriano Salis e Luciano Uras, «genera sconcerto e smarrimento non solo nelle imprese e maestranze, che a tutt’oggi operano nel contesto dei luoghi designati per l’evento, ma nell’intera comunità sarda».
 Per il Centrosinistra sardo, «il G8 alla Maddalena rispondeva a un disegno assai più complesso che, senza nulla togliere alle esigenze di prestare ogni necessaria e utile iniziativa per le popolazioni colpite dal terremoto dell’Aquila, esprimeva l’esigenza di un rilancio dell’economia maddalenina e del nord Sardegna, più in generale in ragione del superamento delle condizioni di dipendenza dell’economia militare derivante dalla presenza degli americani».
 L’opposizione ritiene «indispensabile» che il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, «illustri la situazione al «parlamento sardo» e indichi lo stato dei lavori e delle condizioni logistiche al momento in atto alla Maddalena». In aula il centrosinistra si aspetta che Cappellacci riferisca anche sulle ragioni e le ripercussioni dello spostamento del G8, «valutato che le ragioni di ordine economico addotte assai poco rilevano davanti all’ingente necessità di finanziamenti per la ricostruzione delle aree terremotate».
 In serata, l’ex ministro Fioroni, a Cagliari per illustrare la petizione del Pd sulla scuola pubblica, ha commentato: «Berlusconi riesce ad affrontare argomenti seri e importanti come una gag da fare sul palcoscenico. Trattare questo tema con l’improvvisazione del fantasista non fa onore alle prospettive che la Sardegna aveva capitalizzato sul G8».
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da La Nuova Sardegna SABATO, 25 APRILE 2009

I fondi Fas e le magie del Cavaliere

Le risorse per le aree sottoutilizzate usate come bancomat dal governo: così sono stati dirottati altrove ingenti finanziamenti destinati al G8

Grazie all’accordo tra Prodi e Soru erano stati trovati oltre 750 milioni di euro

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di PIERO MANNIRONI
 LA MADDALENA. Sono trascorsi appena due mesi dalla fine di una pirotecnica campagna elettorale, nella quale un onnipresente e incontenibile Silvio Berlusconi propagandava il suo modello di Sardegna che avrebbe dovuto «tornare a sorridere». E quella “magia”, fatta di ottimismo e di promesse, ha dimostrato di funzionare in termini di ritorno di consenso politico.
 Molto meno quella strategia ha dato invece sul piano della concretezza dei risultati. Lo “scippo” del G8 alla Maddalena e il suo trasferimento all’Aquila pone dunque oggi l’obbligo di una seria riflessione su quanto è accaduto realmente in questi ultimi mesi, al di là dei proclami e delle “magie” prelettorali.
 Il punto di partenza non può non essere che quello straordinario capitale di risorse che il “patto” Prodi-Soru aveva accantonato, utilizzando lo strumento del G8: 233 milioni di euro per il “maquillage” della Maddalena in vista del vertice dei grandi della terra e 522 milioni per quelle che tecnicamente venivano chiamate «opere collaterali». In tutto, insomma, la bellezza di 755 milioni di euro.
 La strategia concordata dal governo (Prodi) e dalla Regione (Soru) era, in estrema sintesi, questa: utilizzare il G8 come grimaldello per riconvertire l’arcipelago maddalenino da un’economia subordinata alla presenza militare in un’economia dinamica e moderna, destinata a ruotare intorno a uno sviluppo del turismo ecocompatibile. Di più: il G8, grazie alla possibilità di ricorrere a procedure semplificate, avrebbe dovuto accelerare la realizzazione di opere infrastrutturali per il nord Sardegna, finanziate soprattutto con i cosiddetti fondi Fas. Cioé il Fondo per le aree sottoutilizzate. Il fiore all’occhiello di questo progetto, firmato da Prodi e da Soru, sarebbe dovuta essere la strada a quattro corsie Sassari-Olbia.
 Ma la vittoria alle elezioni politiche di Berlusconi è stata l’inizio della fine dell’«operazione G8 alla Maddalena». Si è attivato infatti un processo di destrutturazione che, per molti mesi, ha viaggiato come un fiume carsico, nascosto. Qualcosa, per dire la verità ogni tanto è affiorata. Ma si trattava di segnali che non sono stati percepiti nella loro reale consistenza e nei possibili effetti futuri.
 La cornice politica dentro la quale si è giocata la partita G8 è stata il saccheggio sistematico del Fas da parte del governo. Il fondo è diventato una sorta di bancomat improprio per trovare la copertura degli oneri di interventi di bilancio di valenza nazionale. L’esempio più clamoroso è stato quello della creazione del Fondo sociale per l’occupazione (il cosiddetto Fondo ammortizzatori) nato con l’accordo sottoscritto tra Stato e Regioni il 12 febbraio scorso. Sono stati destinati otto miliardi di euro nel biennio 2009-2010 per azioni di sostegno al reddito e di politica attiva del lavoro. Ben 3.950 milioni sono stati “presi” dai fondi nazionali Fas e 2.650 dalle risorse regionali Fse. Cioé l’82,5% del totale. I finanziamenti statali hanno concorso quindi con un “misero” 17,5%.
 Il primo segnale, forte, di un’erosione dei fondi per la Sardegna era comunque arrivato alla fine del 2008, con il decreto 162 sul bilancio pluriennale 2009-2011, con il quale erano stati “sfilati” ben 111 milioni di euro destinati al G8 della Maddalena.
 Il 6 febbraio scorso, proprio a ridosso delle elezioni, il presidente della Regione Carlo Mannoni scopre che il “tesoretto” messo insieme per il G8 potrebbe essere svanito quasi del tutto. Si accorge infatti che il Governo aveva bloccato l’operatività dell’ordinanza firmata da Berlusconi il 29 agosto 2008, con la quale venivano impegnati 10 milioni di euro dei fondi Fas, resi disponibili dalla Regione, per il completamento dei lavori di potenziamento dell’aeroporto di Olbia e l’adeguamento della viabilità di accesso allo scalo gallurese. Opere che rientravano nel protocollo d’intesa del 10 luglio 2008, siglato dal presidente della Regione Renato Soru e dal presidente del Consiglio dei ministri.
 Mannoni invia subito una lettera al ministro Claudio Scajola. «Si apprende in via ufficiale - scrive il vicepresidente della Regione - che l’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri non è più operativa, dal momento che il legislatore ha ridefinito il quadro degli interventi relativi al G8, e che l’utilizzo delle risorse Fas 20072013 da assegnare alla Regione Sardegna non può essere autorizzato, in assenza di una nuova delibera Cipe che confermi l’ammontare di risorse destinate alla Regione».
 Ma quei dieci milioni di euro sono solo la punta dell’iceberg. Il problema vero non è infatti la mancata copertura finanziaria del progetto della nuova viabilità di accesso all’aeroporto (importo di 7 milioni 400 mila euro) e lo spostamento di un tratto della statale 125 per consentire l’allungamento della pista del Costa Smeralda. Il vero nodo del problema è che verrebbero a mancare anche i finanziamenti per tutte le altre opere legate al G8.
 Non essendo più operativa l’ordinanza del Presidente del consiglio dei ministri dell’agosto 2008, si crea infatti una voragine nella copertura finanziaria di tutte le altre opere. Si dissolvono così quei 522 milioni di euro stanziati per realizzare le “opere collaterali”. Eccole:
 1) la strada a quattro corsie Sassari-Olbia (470 milioni di euro);
 2) deviazione della statale 125 in prossimità dell’aeroporto di Olbia e lavori di connessione della statale 199 alla stazione portuale (dieci milioni);
 3) messa in sicurezza del ponte sul Rio Padrongianus alla periferia di Olbia (due milioni);
 4) nuova stazione delle ferrovie di Olbia (dieci milioni);
 5) realizzazione del molo di levante a Porto Torres (trenta milioni).
 Dice oggi il deputato democratico Giulio Calvisi: «Il Presidente del consiglio ha dichiarato che il trasferimento del G8 dalla Maddalena all’Aquila comporterà un risparmio di 225 milioni di euro. Con il collega Guido Melis ho ricordato ieri che quelli destinati all’isola della Maddalena non erano fondi dello Stato, ma fondi Fas già destinati dalla programmazione nazionale alla Sardegna e che il governo Prodi e la giunta Soru avevano deciso di utilizzare per la trasformazione dell’economia della Maddalena dopo l’abbandono della presenza militare Usa».
 Calvisi nel novembre dello scorso anno, accorgendosi che Tremonti aveva messo le mani sui fondi Fas, aveva presentato un’interpellanza nella quale, a proposito delle risorse per le opere collaterali del G8, diceva che «fanno parte della programmazione 2007-2013 dei fondi Fas per la regione Sardegna. Non si tratta perciò di risorse per opere che nascerebbero in virtù del G8 e, quindi, di un trasferimento di fondi statali in via del tutto eccezionale per il G8, ma di opere che nascono da fondi la cui destinazione è stata programmata in Sardegna esclusivamente per la Sardegna. Per capirci, l’Olbia-Sassari è un’opera interamente progettata dalla Regione Sardegna, inserita tra le priorità dei fondi previsti dal quadro strategico nazionale 2007-2013».
 Oggi, dunque, Berlusconi dice di voler risparmiare 225 milioni trasferendo il G8 all’Aquila. Ma il vero problema è un altro: sapere quanti di quei 755 milioni di euro destinati alla Sardegna con il pretesto del G8 sono svaniti grazie alle “magie” del Cavaliere.
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 da La Nuova Sardegna SABATO, 25 APRILE 2009

Danno al paese, non all’isola

Qual è il danno che deriverà dalla cancellazione del G8? Per la verità, non sembra enorme. Dal punto di vista delle prospettive economiche della Maddalena, al G8 erano stati assegnato due compiti principali. Primo, agire da “principio organizzatore” di un processo che l’arcipelago avrebbe dovuto compiere rapidamente dopo la chiusura della base militare americana: la trasformazione in una località capace di affiancare all’altissima qualità della propria risorsa naturale infrastrutture, capacità ricettiva e qualità delle aree urbanizzate adeguate a rendere competitiva l’offerta turistica nel mercato mondiale.
 Questa trasformazione ha richiesto enormi investimenti pubblici e privati. Tuttavia, nessuno di quegli investimenti è stato pensato e attuato guardando esclusivamente o principalmente al G8 di luglio: per renderli remunerativi servono orizzonti temporali ben più lunghi. In più, a due mesi dalla data prevista, gran parte degli investimenti sono stati non solo impostati ma anche effettuati. Se la politica locale farà bene il proprio mestiere, vigilando sul rispetto degli impegni e dei contratti in atto, il rischio di trovarsi con opere incompiute dovrebbe essere davvero limitato.
 Il secondo compito assegnato al G8 per favorire la riconversione dell’economia maddalenina era quello di garantirle una promozione globale, e quindi di consentire un rapido successo alla nuova proposta turistica dell’arcipelago. Qui il danno è evidente ma, forse, non enorme: nel medio periodo conta molto più la qualità dell’offerta che un evento per quanto straordinario di marketing internazionale.
 Insomma, una prima e inevitabilmente approssimativa analisi dei costi e benefici immediati della sorprendente decisione di Berlusconi non dà esiti particolarmente drammatici. Il sacrificio della Sardegna sembra piccolo a fronte dei possibili vantaggi a favore di popolazioni che oggi vivono difficoltà infinitamente maggiori.
 Tutto qui, dunque? Non esattamente: ci sono ancora da mettere in conto costi meno visibili e meno immediati.
 Nei confronti internazionali, l’Italia continua ad avere una posizione sfavorevole nelle classifiche basate su indicatori che misurano la capacità di attrarre investimenti esteri. Secondo l’Uncdat siamo alla posizione numero 106 tra i 141 Paesi da loro valutati. Non solo, ma la nostra non brillante posizione sta peggiorando: secondo l’Economist nel 2008 si sarebbe registrata una riduzione del flusso di investimenti dall’estero pari al 94%, un dato molto peggiore di quelli registrati altrove in Europa.
 All’origine di questa pessima performance c’è un’altra statistica usata in tutto il mondo quando un’impresa deve decidere dove collocare i propri nuovi investimenti. Questa statistica misura con pignoleria l’efficacia delle regole adottate da un paese per proteggere gli investimenti privati da decisioni arbitrarie delle autorità. In altre parole: esiste, e se sì in che misura, il rischio che una volta stipulato un contratto, un accordo, tra un privato e il pubblico, questo accordo venga poi disatteso per volere delle autorità? Esiste o no la possibilità che una volta ottenuta una concessione dal settore pubblico, questa concessione sia poi cancellata, non riconosciuta, ignorata?
 Di nuovo, l’Italia è in una pessima posizione anche in questa classifica, e continua a peggiorare nei confronti di tutti i paesi occidentali. Il che significa che avremo ancora meno investimenti e meno fiducia nella possibilità che nel nostro paese si possa fare impresa con successo.
 Questo è il costo nascosto dell’improvvisa decisione di Berlusconi. Sotto gli occhi del mondo intero, una volta di più i governanti italiani si sono dimostrati capaci di ignorare accordi presi anni fa, sulla base dei quali investitori nazionali e internazionali avevano definito le proprie scelte e la propria programmazione, per scoprire all’improvviso che parte di quegli accordi possono essere profondamente modificati sulla base di una frettolosa riunione del consiglio dei ministri.
 Ogni volta che quell’indicatore di credibilità istituzionale diminuisce, il nostro Paese perde importanti occasioni di investimento e di crescita futura. Il vero danno Berlusconi lo ha fatto all’Italia, non alla Sardegna.
Francesco Pigliaru

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da La Nuova Sardegna SABATO, 25 APRILE 2009

L’Europa sta con il premier, ok al trasloco

Fiducia nelle capacità organizzative. Summit più sobrio e delegazioni ridotte

11 g8 europ 250409di NATALIA ANDREANI
 ROMA. Sarà un vertice ridotto all’osso «che dovrà rispettare i criteri di assoluta sobrietà imposti dalla situazione», per dirla con le parole del capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, il padre dell’idea di trasferire il vertice nel cuore delle zone colpite da un sisma che non si è ancora placato. Dopo le aperture di Usa e Gran Bretagna, manifestazioni di consenso al progetto di Berlusconi sono arrivate anche dall’ Unione europea, da Parigi e da Berlino.
 «L’idea è un passo positivo. Quanto alla logistica l’Italia è un Paese creativo che saprà trovare soluzioni», è stato il commento dell’austriaca Benita Ferrero Waldner, commissario europeo alle relazioni esterne, che ieri si trovava a Roma per una conferenza sul terrorismo e sulle minacce internazionali che si sta svolgendo alla Farnesina.
 «Siamo stati subito informati di una decisione che riteniamo rappresenti un gesto di forte solidarietà e di supporto per una regione così duramente colpita.
 «E siamo fiduciosi nella capacità dei nostri partner italiani di creare tutte le condizioni necessarie per il successo del vertice», ha rilanciato da Berlino Ulrich Wilhem, portavoce di Angela Merkel.
 L’assenso arriva anche dall’Eliseo dove si è in attesa di dettagli sul nuovo programma. «Ma è fuori di dubbio che bisognerà ridurre la dimensione delle delegazioni per ragioni logistiche», hanno riferito fonti della presidenza.
 «In termini logistici è una sfida da raccogliere perché un vertice come quello significa la mobilitazione di 25 mila persone. Solo la delegazione americana è attorno al migliaio - hanno aggiunto le stesse fonti - e bisognerà senza dubbio ridurre la dimensione delle delegazioni in tutti i settori affinché il G8 possa svolgersi nella regione terremotata».
 L’altro aspetto è quello della sicurezza. Gli otto grandi, i capi di Stato, saranno ospitati, come i lavori del vertice, negli spazi e nei 2.500 alloggi - 25 le suite normalmente riservate ai generali - della scuola della Guardia di Finanza di Coppito, la caserma che oggi accoglie il quartier generale della Protezione civile, i tecnici, la prefettura, il Comune e altri uffici istituzionali. Un luogo, ha detto Berlusconi, «dove non abbiamo problemi di difesa e sicurezza che invece alla Maddalena, una sede che in tempi di crisi sarebbe inoltre apparsa sin troppo lussuosa, non avevamo ancora risolto». Delegati e giornalisti potrebbero invece essere dislocati su Roma o sugli alberghi delle zone abruzzesi non colpite dal terremoto.
 A Coppito Bertolaso lavora in silenzio tra i mille problemi di sempre. Si lavora per coordinare l’assistenza ai terremotati su cui piove da 72 ore.
 Ma si lavora anche per gestire l’andirivieni di politici e autorità. La prossima visita sarà quella del Pontefice, il cui arrivo è previsto per il 28 aprile. Quanto al G8 «i tempi sono stretti, ma ci sono», si limita a dire Bertolaso.
 Sul trasferimento del summit, intanto, insorge l’opposizione.
 Per il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, «si tratta solo di una presa in giro, dell’ultimo spot elettorale del governo Berlusconi». «Finirà che faranno tutto a Roma - profetizza Di Pietro - e che andranno in Abruzzo soltanto per fare passerella».
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 da La Nuova Sardegna SABATO, 25 APRILE 2009

L’opposizione: solo una mossa propagandistica. Compatta la squadra dei ministri a sostegno del trasloco

D’Alema: «Per l’Abruzzo è un aiuto o un problema?»

12 g8 d'alema 250809 13 g8 prestig 250409ROMA. I colonnelli della maggioranza appoggiano in pieno la scelta di Berlusconi. «Il G8 - sottolinea il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri - è un evento di risonanza planetaria che farà bene all’Italia, all’Abruzzo e darà una spinta alla ricostruzione».
 Compatta la squadra dei ministri a sostegno dello spostamento all’Aquila: da Stefania Prestigiacomo a Altero Matteoli, che pure ammette di aver ritenuto «improponibile» in un primo momento il trasloco dalla Maddalena all’Aquila, tutti sono convinti della decisione.
 Nell’opposizione, invece, comincia a serpeggiare lo scetticismo. Molti avanzano il sospetto che si tratti solo di una mossa propagandistica, altri paventano il rischio di un intralcio agli aiuti. Tra le voci critiche spicca quella di Massimo D’Alema. «E’ una idea brillante ma bisogna vedere la praticabilità. Non so se il G8 a L’Aquila - dice l’esponente democratico - sarà più un problema o un aiuto per l’Abruzzo. Ho l’impressione che in Abruzzo servano più stufette nelle tende che il G8». «Non so se - evidenzia D’Alema - porterà più benefici o problemi vista la complessità degli spostamenti, il tipo di ospiti e la presenza delle forze dell’ordine. È certo un gesto innegabile di solidarietà ma bisogna valutare la compatibilita». Preoccupazioni simili le esprime la capogruppo democratica al Senato Anna Finochiaro: «Un impegno come quello del G8 richiede un’organizzazione e una mobilitazione, in termini di risorse, uomini e strutture, che non può e non deve contrastare o intralciare la ricostruzione, che è la priorità per la popolazione abruzzese. L’immagine e la propaganda non possono venire prima di queste preoccupazioni».
 Il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda, ritiene necessarie spiegazioni precise sul trasferimento del G8 dalla Maddalena a L’Aquila «perché i conti non tornano». Zanda esprime le sue perplessità su una decisione che non gli quadra. «Fino all’altro ieri governo e protezione civile invitavano tutti a non andare in Abruzzo per non intralciare i soccorsi e la risistemazione del territorio. Ora sappiamo che tra qualche settimana arriveranno migliaia di persone».
 E anche Pierluigi Bersani osserva: «Nell’opinione pubblica di fronte alle scelte del Governo c’è sempre l’interrogativo se si tratti di iniziative serie o viziate da esigenze di immagine e propaganda». Severo il giudizio di Antonio Di Pietro: «È una presa in giro, è solo un spot elettorale di Berlusconi». Di propaganda parla anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che però non dice no alla spostamento: «C’è un’aria di propaganda che non mi piace attorno a tutto quello che riguarda questo dramma dell’Abruzzo. Detto questo, noi non abbiamo controindicazioni. Speriamo solo che non sia uno show». Mentre Claudio Fava, di Sinistra e Libertà, si associa alla richiesta della Tavola della Pace: annullare del tutto il G8 e destinare tutti i fondi risparmiati all’Abruzzo. Durissimo Vittorio Agnoletto, europarlamentare di Rifondazione Comunista e leader dei No Global al G8 di Genova: «Il premier si comporta come un avvoltoio sulla pelle dei terremotati».
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24 aprile 2009

La Maddalena, l’incredulità del sindaco Comiti colto di sorpresa dalla notizia «Non può essere vero, è un altro terremoto» Giovannelli (Olbia): «Non si possono disattendere le aspettative»

  
da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 24 APRILE 2009

«Non può essere vero, è un altro terremoto»

La Maddalena, l’incredulità del sindaco Comiti colto di sorpresa dalla notizia

Giovannelli (Olbia): «Non si possono disattendere le aspettative»

11 la maddal 240409

di Giampiero Cocco e Serena Lullia

 LA MADDALENA. Incredulità, sconcerto, rabbia: la notizia del trasloco del G8 scatena una girandola di sentimenti negativi in Gallura. Il primo a non credere al trasferimento all’Aquila è il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti: «Tutto procede normalmente, trasferire il G8 all’Aquila è pura fantascienza. L’ipotesi mi sembra talmente inverosimile che non la prendo neppure in considerazione». Da oltre un anno e mezzo Comiti segue la nascita della creatura G8 nell’isola. Ha curato ogni dettaglio di quello che doveva essere il grande progetto di rilancio per l’isola dall’economia in affanno.
 «Quando si spendono soldi pubblici si risponde a organismi come tribunale e corte dei conti - aggiunge Angelo Comiti -. Abbiamo già ricevuto le delegazioni di tutti i paesi partecipanti che hanno già fatto sopralluoghi e hanno stabilito delicate questioni che riguardano la sicurezza. Fino a oggi sono state realizzate strutture importanti nell’isola. Ci sono centinaia di operai che stanno continuando a lavorare con un investimento di risorse pubbliche spaventoso. Non credo che siano questioni che possano essere decise con un battito di ciglia. Il G8 non è una festa di compleanno tra compagni di scuola. È un meccanismo complesso che comporta la mobilitazione di migliaia di persone». Il sindaco della Maddalena ricorda che già in passato era stato annunciato il trasloco del vertice. «Non ho informazioni ufficiali - ribadisce -. Sono abituato a questi spostamenti, prima a Pratica di mare, poi a Napoli. Cose che non fanno piacere a chi da più di un anno sta organizzando il vertice. Far svolgere il G8 all’Aquila aggiungerebbe un terremoto all’altro».
 Grande preoccupazione è stata espressa dal sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli: «Fermo restando la solidarietà per le popolazioni dell’Abruzzo - dichiara - si deve tenere conto delle aspettative generate in Sardegna e dagli impegni che coinvolgono decine di imprese, di centinaia di lavoratori. I progetti di riconversione sono preziosi. Il percorso avviato non può essere interrotto».
 Severo ma anche ironico il commento del vice presidente della Provincia, Antonio Satta: «Sarebbe una forte sconfitta politica della Sardegna. Capiamo la tragedia dell’Abruzzo, ma questo non dovrebbe sconvolgere, a un mese dall’appuntamento, i programmi presi da tempo. Nel caso in cui non si facesse più nulla la Sardegna è candidata a diventare l’isola delle bufale».
 Più prudente il sindaco di Arzachena, Piero Filligheddu: «Aspetto notizie certe. La decisione del premier Berlusconi deve avere l’ok degli stati membri. Non sono mai stato un fan del G8. Fino a oggi la sua organizzazione ci ha creato solo problemi. Non abbiamo avuto risposte sugli interventi che avevamo chiesto. Ma abbiamo investito risorse pensando che fosse un investimento per il futuro».
 Solo due giorni fa i sindaci di Arzachena, Palau, Santa Teresa e La Maddalena avevano ricevuto dalla Presidenza del consiglio la convocazione per la conferenza di servizi di oggi. «L’annuncio di Berlusconi è incomprensibile - dice il primo cittadino di Palau, Piero Cuccu -. La questione non è prendere soldi e spostarli in Abruzzo. Si tratta di venire meno a un anno e mezzo di lavori e impegni. Sono convinto che le dichiarazioni del premier siano una barzelletta». «Senza nulla togliere al bisogno degli abruzzesi di ricostruire le città dopo il sisma - aggiunge il sindaco di Santa Teresa, Piero Bardanzellu -, non condivido la decisione. Il G8 era stato assegnato alla Maddalena, a una isola che per trenta anni aveva pagato il salato prezzo delle servitù militari. Il summit doveva essere un aiuto per creare un nuovo sistema economico, dopo la partenza dei militari americani».
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 da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 24 APRILE 2009

Il vescovo di Tempio

Il vescovo di Tempio

12 g8 vescov 240409TEMPIO. «La politica dovrebbe preoccuparsi anche dell’esito che hanno sulla gente i proclami e le promesse non mantenute». Parole pesanti come macigni quelle del vescovo, Sebastiano Sanguinetti, che così interpreta la delusione della comunità gallurese. «Come sardo e responsabile ecclesiale di questo territorio - dice il vescovo - ho sempre guardato al G8 con un certo disincantato interesse, cercando di capire cosa avrebbe realmente portato di buono e di concreto, oltre al risvolto sul piano mediatico mondiale. Se le cose fossero andate come prospettate, c’era di che essere fiduciosi. Le promesse riguardavano soprattutto il futuro economico della Maddalena, ma la prudenza su una compiuta valutazione delle scelte politiche mi portava a non essere troppo ottimista. E in effetti, dopo le troppo facili e accattivanti promesse iniziali di ingenti finanziamenti è seguito un progressivo ridimensionamento di fondi e progetti. Oggi giunge la notizia dello spostamento del vertice ed è difficile che i sardi non la considerino come l’ennesima presa in giro. Io non so se il mancato evento rappresenti un danno reale, visto che ancora non mi erano chiari gli altrettanto reali vantaggi. Tuttavia, resta l’amarezza per l’ennesimo voltafaccia dello Stato nei confronti di un territorio che avrebbe diritto a ben altra considerazione. Lascio ad altri la risposta a un quesito che ha anche rilevanza etica: risorse, energie, strutture e istituzioni coinvolte in due anni di preparativi possono essere cancellati impunemente con un semplice colpo di spugna?». (m.b.)
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da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 24 APRILE 2009

«È una decisione che ci spiazza»

13 g8 stefan lubran 240409di STEFANIA PUORRO
OLBIA. «Assolutamente spiazzati di fronte a una decisione incomprensibile». Stefano Lubrano (foto), numero uno della Confindustria del nord Sardegna, reagisce così alla notizia del trasferimento del G8 in Abruzzo. Ma, al contrario, la Federalberghi-Confcommercio, col suo responsabile regionale Luigi Crisponi, non solleva polemiche e dice che «il tributo della solidarietà si deve pagare con serenità». Confindustria, che aveva guidato la rivolta degli albergatori della Costa Smeralda e di Porto Rotondo (i quali non volevano concedere l’esclusiva dei loro hotel se non si pagavano tutte le camere), non riesce a capire come possa essere messo da parte tutto il lavoro svolto. «E’ stata fatta una radiografia minuziosa del territorio, sono stati chiamati in causa numerosi operatori del turismo, sono stati firmati protocolli, studiati i piani di sicurezza, richieste una serie di certificazioni, organizzati turni di lavoro 24 ore su 24 per rientrare nei tempi. E ora si dice basta. Inspiegabile. Ma come si può pensare, a 2 mesi e mezzo dall’evento, di riorganizzarlo in Abruzzo? Le delegazioni sbarcate in Gallura sono state 42: cioè 30mila persone. Dove le sistemeranno?»
 Una preoccupazione che sottolinea anche il presidente di Confindustria della Sardegna Massimo Putzu. «Tempi troppo ridotti per il trasferimento del G8 e forse non ci sono neanche le strutture necessarie per ospitare tutti coloro che seguiranno i capi di Stato. Stiamo ancora cercando di avere notizie più precise: magari si potrebbe organizzare uno degli incontri o una mezza giornata in un luogo simbolico dell’Abruzzo, ma non riesco proprio a immaginare dove possano essere messe tutte quelle persone».
 «Tutto questo non ha senso - aggiunge Lubrano -: se ci fossimo trovati all’inizio di un percorso, avrei potuto capire, ma siamo a pochi passi dall’arrivo. Tra l’altro, durante l’incontro col prefetto di Sassari, abbiamo saputo che erano stati chiusi gli accordi con gli hotel di Palau, quelli destinati a ospitare l’organizzazione e le forze dell’ordine, che avevano quindi ricevuto precise garanzie. Senza dimenticare tutti gli altri operatori alberghieri lasciati in stand-by, in attesa che arrivassero notizie precise sulle prenotazioni. La loro reazione non può certo essere positiva. Ma adesso dico anche: le delegazioni accetteranno il cambiamento senza fare opposizione?»
 A non opporsi, come detto, è la Federalberghi: «Serenità assoluta di fronte alla solidarietà che va a favore delle popolazioni e dei colleghi duramente colpiti dal sisma - dice Luigi Crisponi -. Gli albergatori sardi, semmai, rivendicano con orgoglio di avere già pensato di dedicare parte degli eventuali ricavi provenienti dal G8 alle popolazioni dell’Abruzzo».
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 da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 24 APRILE 2009

Sassari. Sindaco e presidente della Provincia attaccano Berlusconi

Ganau: «Ipotesi scandalosa»

14 g8 ganagu 240409SASSARI. Il sindaco e il presidente della Provincia di Sassari, entrambi di centrosinistra, bocciano l’idea di trasferire il G8 dalla Maddalena all’Aquila. Il presidente Alessandra Giudici dice che la proposta le appare come una follia poichè tali situazioni richiedono «maggiore senso della realtà». Il sindaco Gianfranco Ganau ritiene l’idea «scandalosa» e «incredibile». Ieri il consiglio comunale di Sassari ha discusso un ordine del giorno contro la decisione del consiglio dei ministri.
 «L’ipotesi di spostare il G8 dalla Maddalena all’Aquila mi sembra scandalosa nella forma e nella sostanza - dice Gianfranco Ganau (foto), sindaco di Sassari - Ma come si fa ad annunciare alla stampa di non aver avuto tempo di comunicare la notizia al presidente della Regione sarda? Quello di tenere alla Maddalena il vertice dei capi di stato era un impegno concordato dal presidente del Consiglio con il Governatore della Regione. Qui non c’entra nulla la sinistra e la destra. Si tratta di impegni istituzionali. E’ quindi indecente che lo si cancelli in questo modo: è uno schiaffo alla Regione Sardegna».
 «E poi- continua Ganau - c’è un problema di sostanza. E non da poco. Gli appalti per realizzare i lavori nell’arcipelago sono già stati assegnati e le opere sono in fase di realizzazione. Nessuno può tagliare i finanziamenti dovuti a quelle opere. Nè si può dire: ti pago solo per la quantità di opere realizzate. E il resto lo risparmio. Quelle somme impegnate devono comunque essere erogate. Forse è il caso di fare i conti per bene, vedendo quanto si deve spendere comunque e quanto si risparmia, prima di annunciare la decisione di spostare il vertice in Abruzzo».
 C’è, poi, un altro aspetto del problema. Che cosa andiamo a raccontare alle delegazioni straniere che stanno preparando il vertice? «Da molti mesi - continua il sindaco di Sassari - c’è un via vai di ambasciatori, delegazioni tecniche, esperti della sicurezza che vengono in Sardegna per studiare ogni particolare organizzativo. E ora che cosa può inventarsi Berlusconi?»
 E proprio l’aspetto della sicurezza è uno di quelli più delicati nella complessa operazione organizzativa di un evento di questo genere: prefetti e questori da molti mesi stanno lavorando a ritmo serrato a questo appuntamento.
 «Ma vi ricordate gli impegni di Berlusconi in campagna elettorale? - prosegue Ganau - Aveva assicurato che la Sardegna sarebbe stata portata alla ribalta internazionale. Per l’isola sarebbe stata un’occasione importantissima di rilancio. E poi le ricadute economiche dell’evento e mille promesse di questo genere. A distanza di qualche mese, tutti quei discorsi, evidentemente non hanno più senso e valore. Ma vi sembra serio?» E a proposito di economia «che cosa ne sarà delle prenotazioni alberghiere bloccate? - dice il sindaco di Sassari - Molti hotel erano praticamente blindati, ora che la stagione turistica è già iniziata sarà difficile recuperare tutte le prenotazioni perdute»
 «Insomma - conclude Ganau - ritengo questa notizia incredibile ma è ancora più scandaloso se il presidente del consiglio ha tirato fuori questa trovata in maniera demagogica sapendo benissimo di proporre una ipotesi non realizzabile». E di demagogia ha parlato anche il presidente della Provincia di Sassari: «Avendo visto di persona la situazione dell’Aquila - dice Alessandra Giudici - dico che l’idea di spostare il G8 previsto alla Maddalena è una follia. Mi pare una sparata demagogica e mediatica che mi preoccupa molto».
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5 aprile 2009

PALAU. Una ordinanza spegne le ruspe tra i bungalow sull’Isola dei Gabbiani. Il provvedimento del Comune sospende i lavori sui tre ettari dell’imprenditore sassarese Luciano Mele.

  
 DA La Nuova Sardegna DOMENICA, 05 APRILE 2009

Bloccate le ruspe sull’Isola dei Gabbiani

Un’ordinanza del Comune impone di sospendere i lavori nel camping

Sarebbe in atto un intervento invasivo, non solo la sostituzione di vecchie tubature

2 palau 050409 3 palau 050409 12 palau 310309

di Serena Lullia

PALAU. Una ordinanza spegne le ruspe tra i bungalow sull’Isola dei Gabbiani. Il provvedimento del Comune sospende i lavori sui tre ettari dell’imprenditore sassarese Luciano Mele. L’intervento era finito nel mirino della polizia municipale, del corpo forestale e della Procura. Per Mele solo lavori di manutenzione ordinaria autorizzati, necessari per rammendare tubature consumate dal tempo. Per le forze dell’ordine un intervento più invasivo di un semplice cerotto sui tubi vecchi.
 Ieri l’ordinanza di sospensione che è stata trasmessa anche alla Procura e all’ufficio Tutela del paesaggio.
 La tensione sull’isola dei Gabbiani, un eden scolpito nella costa tra Palau e Santa Teresa, comincia a salire a metà marzo quando si conclude la battaglia legale tra i due proprietari. Dalla fine degli anni Novanta la famiglia Soranzo e la società “I Gabbiani” di Luciano Mele si contendono il paradiso dei vacanzieri in roulotte. Per anni i Soranzo hanno dato in gestione l’attività di campeggio. L’ultimo amministratore di bungalow e roulotte è stato l’imprenditore sassarese che possiede anche tre ettari dell’isola. Nel 1999 i Soranzo decidono di prendersi cura personalmente del camping e non rinnovare il contratto di affitto alla società di Mele. Una scelta che apre una guerra di ricorsi. La sentenza finale dà ragione ai Soranzo che riacquistano il controllo dei 10 ettari campeggiabili dell’isola in cui erano spalmati bungalow e camper.
 La società “I Gabbiani” trasloca allora le casette da camping nei suoi tre ettari, allinea le roulotte con rigore quasi militare, comincia degli interventi sulle strade. Il via vai di mezzi meccanici e le ferite nel terreno per fare spazio a cavi e condotte fanno scattare i sopralluoghi della Polizia municipale di Palau e del corpo forestale. Anche i tecnici che per conto della famiglia Soranzo stanno facendo uno screening dei terreni di loro proprietà sollevano il dubbio sull’ecocompatibilità del trasloco e degli scavi. Nel sopralluogo gli agenti cercano di capire la natura dei lavori. Se si tratta cioè di manutenzione ordinaria e quindi di lavori in linea con l’autorizzazione rilasciata dal Comune alla società “I Gabbiani”, o se sono interventi di infrastrutturazione primaria, per cui bisogna avere un altro tipo di licenze. Nella loro relazione i vigili parlano di uno scavo eseguito da un mezzo meccanico per una nuova condotta fognaria lunga 100 metri, di altri 30 metri di scavo già ricoperto sulla strada al confine tra le due proprietà Soranzo e Mele, del deposito di nuove tubature idriche e fognarie vicino alle aree verdi. Per il dirigente del settore Urbanistica si tratta «di opere nuove in corso di esecuzione senza concessione edilizia e nulla osta paesaggistico». Da qui l’ordine di immediata sospensione dei lavori a fini cautelari. La società di Mele ha 20 giorni per dimostrare che i lavori sul suo terreno sono di manutenzione ordinaria, così come ha sempre sostenuto.
 Resta sospeso anche il futuro dell’isola che dal 1968 ospita nei bungalow turisti di tutto il mondo. In base alla legge la società “I Gabbiani” non può portare avanti l’attività di camping. Per affittare roulotte bisogna avere una superficie minima di 5 ettari. Dopo aver perso la causa con i Soranzo, Luciano Mele ne possiede solo tre. Il consiglio comunale ha comunque il potere di derogare alla norma se la proposta di riduzione della superficie va di pari passo con un taglio al numero di ospiti sui litorali. Per il momento la pratica è ferma sul tavolo della commissione edilizia che deve verificare se il camping è in linea con le norme urbanistiche e paesaggistiche. Difficile anche per i Soranzo ottenere l’ok per il camping. Sull’isola è prevista una unica attività di questo tipo.
 L’imprenditore sassarese aveva annunciato per ieri mattina l’apertura della stagione 2009. Per Mele è doveroso dare risposte ai turisti che già dallo scorso anno hanno prenotato la vacanza sull’isola dei Gabbiani. Il Comune da ieri mattina tiene gli occhi puntati sull’ingresso del camping, regolato da una sbarra elettronica e sorvegliato da due guardie. L’amministrazione guidata dal sindaco, Piero Cuccu, guarda con preoccupazione al futuro dell’isola dei Gabbiani che insieme a Porto Pollo è meta di campeggiatori, surfisti e amanti degli sport sulle onde 12 mesi all’anno. Un business che ha fatto del paese dell’orso la perla sarda degli sport del vento a livello mondiale.
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DA La Nuova Sardegna DOMENICA, 05 APRILE 2009

Gli inquirenti: violato il piano paesistico. Il Comune: tutto in regola

Sigilli in un cantiere sul mare

Calasetta, il progetto prevede un albergo da 200 posti letto

4 palau sigil 050409di CARLO FLORIS
 CALASETTA. Sono stati bloccati i lavori per la realizzazione di un albergo in località Spiaggia Grande, nella ex lottizzazione Secchi, ora appartenente ad una società non calasettana e sulla quale l’assessore all’Urbanistica, Raffaele Rivano non ha dato ulteriori chiarimenti perchè innanzitutto l’amministrazione vuole fare accertamenti.
 «E’ una storia delicata - dice Raffaele Rivano - sulla quale c’è in corso una indagine della magistratura e dunque non mi sembra il caso di fornire nessuna informazione. L’unica cosa che posso dire è che è stata contestata la realizzazione di una struttura a meno di cinquecento metri dal mare come previsto dal decreto sul Piano paesistico regionale, a nostro avviso però le distanze sarebbero state rispettate, è solo una questione di interpretazioni».
 E così il 23 marzo scorso, su richiesta del giudice per le indagini preliminari, Elisabetta Ferrarese, il corpo forestale e di vigilanza ambientale, Ispettorato dipartimentale di Iglesias, Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale, sulla scorta del procedimento penale ha apposto i sigilli sull’area che indica il divieto di accesso e manomissione. I lavori prevedono la realizzazione di un albergo per circa duecento persone, dunque una struttura molto importante per l’economia calasettana. Al momento non esistono alberghi con una capienza simile. Bisognerà attendere il risultato finale delle indagini preliminari che potrebbero portare ad un eventuale rinvio a giudizio degli interessati o alla chiusura del fascicolo per capire meglio cosa sta succedendo. L’ex assessore all’ambiente, Gabriella Vacca non sa essere più precisa.
 «Ricordo solo che per tre giorni e direi quasi per tre notti l’ufficio tecnico - ha dichiarato l’ex assessore - risultò chiuso al pubblico perché si lavorava per l’approvazione di questo progetto che, se non ricordo male, passò prima dell’approvazione del Piano paesistico regionale e infatti subito dopo cominciarono i lavori delle fondazioni che però, dopo una linea di cemento si fermarono subito».
 Sulla questione interviene anche l’ex sindaco: «Come possiamo vedere - dice Adriano Aversano - ancora una volta sono estraneo a questioni di cui si sta interessando la magistratura. Il responsabile all’epoca dei fatti non ero io ma l’attuale assessore all’Urbanistica Raffaele Rivano, non so se sia solo un equivoco o se siano stati commessi reati. Mi auguro che tutto sia regolare».
 Fra le altre cose, nei giorni scorsi proprio Aversano è stato denunciato dall’attuale maggioranza perchè avrebbe ostacolato l’attività amministrativa.
 «Lo abbiamo denunciato - conclude Rivano - perché invece di prendere la copia degli atti che spettano ad ogni consigliere si è preso gli originali a colori ed in questo modo ha disturbato l’andamento dei lavori. Ogni consigliere, è evidente, deve poter consultare le delibere e conoscere gli argomenti che saranno esaminati in aula ma non può certo pretendere che gli forniamo le copie dei documenti a colori per sua comodità».
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3 aprile 2009

LA MADDALENA. Gli imprenditori che hanno vinto gli appalti del G8 devono consegnare le opere il 30 maggio, peccato che ancora non abbiano ottenuto i soldi per realizzarle.

  
 da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 03 APRILE 2009

Maddalena, i no global si preparano all’assalto

Caruso: assedieremo dal mare i Grandi. Frattini: i violenti non saranno tollerati

di Giampiero Cocco

1 la madd 030409 2 la madd 030409

3 la madd 030409LA MADDALENA. Gli scontri al G20 di Londra faranno scuola? La crisi economica mondiale modifica gli scenari della contestazione di massa. A pacifisti, movimenti politicizzati, ai No global e antagonisti che già annunciano lo sbarco nell’isola con una flotta di natanti si è aggiunta una variabile difficilmente controllabile: la rabbia di quanti non hanno più un posto di lavoro e di coloro che hanno perso con le banche i risparmi di una vita. Una rabbia che monta contro il “nemico” comune e può scatenarsi all’improvviso verso i simboli, e i rappresentanti, del potere economico.
 Questo - inserito nel mai cessato allarme sul terrorismo internazionale -, è il fosco quadro che emerge dalle contestazioni londinesi, i cui dirompenti effetti sono febbrilmente allo studio degli analisti del Viminale e dei Servizi italiani, ai quali è demandata la sicurezza nel nord Sardegna in occasione del G8 che si terrà a luglio nell’isola della Maddalena.
 «Lavoriamo per poter garantire che i lavori si svolgano in perfetta sicurezza, e ribadire la tradizionale ospitalità che contradistingue i sardi, in un’ottica di visibilità planetaria, i cui effetti sono benefici per l’intera isola e per l’Italia, quale è l’evento che stiamo per affrontare», dice il questore di Sassari Cesare Palermi, che non entra nel merito di quanto (per ovvie ragioni) si sta approntando nel Nord Sardegna in tema di prevenzione e sicurezza.
 Ieri, dopo l’ondata di arresti e il decesso di Londra, il primo a chiedere l’annullamento del G8 sardo è stato Alfio Nicotra, responsabile Pace e Movimenti del Prc. «Un vertice - ha detto - che deve essere sostituito da una sessione straordinaria sulla crisi economica globale dei legittimi organismi delle Nazioni Unite. E non vogliamo nuove Diaz o nuove Bolzaneto», ha concluso Nicotra, riferendosi agli scontri del G8 di Genova nel 2001.
 «Non tollereremo i violenti - ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini -: abbiamo attivato tutti gli strumenti di prevenzione per garantire un G8 sicuro, un incontro che serve a contribuire alla soluzione positiva dei problemi del mondo, anche ai problemi della povertà, i problemi sociali e ambientali».
 Gennaro Migliore, esponente di Sinistra e libertà, chiede al governo di annullare l’appuntamento e di adoperarsi fin d’ora affinchè sia garantito il diritto dei cittadini a manifestare. Più interventista, invece, il No Global napoletano Francesco Caruso, che annuncia l’assedio, via mare, dell’isola della Maddalena.
 Una spedizione con imbarcazioni in nome della lotta della speranza. «Porteremo la voce dei senza voce tra i potenti», annuncia l’esponente dei No Global.
 Una proposta alla quale ha già aderito don Vitaliano della Sala, il prete dei diseredati di Mercogliano. «Non dovete avere paura dei No Global, ma dei precari, dei lavoratori, dei disoccupati. Della gente che è disperata, che non riesce più a vivere. Le vere proteste arriveranno da loro: sono disperati, e quindi molto, molto arrabbiati», profetizza.
 «Cancellare il vertice» dice Vittorio Agnoletto, ex leader del global social forum all’epoca del G8 di Genova, ora eurodeputato di Rifondazione Comunista. Agnoletto si dice «molto preoccupato» per le possibili repressioni durante il vertice. «Il punto - sottolinea l’europarlamentare - è che a gestire il vertice sono le stesse persone del 2001. E nulla mi lascia pensare che il loro atteggiamento nei confronti del dissenso sia mutato».
 Fiducioso, invece, il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli, che ha avuto diversi incontri con la struttura organizzativa del G8 alla quale ha avanzato le sue perplessità in relazione alle zone critiche che offre la città di Olbia: il porto, l’aeroporto e la rete viaria (sottodimensionata) che, in luglio, verrà intasata dal traffico dei vacanzieri. «Abbiamo messo a disposizione diverse strutture che ospiteranno le forze dell’ordine e gli addetti alla sicurezza in generale. Mi auguro che tutto vada per il meglio, per la tranquillità dei miei cittadini».
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da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 03 APRILE 2009

Le imprese aspettano i soldi

Calvisi (Pd): incassato solo il 20% dei lavori svolti

4 la ,add 030409di GUIDO PIGA
 LA MADDALENA. Gli imprenditori che hanno vinto gli appalti del G8 devono consegnare le opere il 30 maggio, peccato che ancora non abbiano ottenuto i soldi per realizzarle. Al momento hanno incassato un 20 per cento dei 333 milioni stanziati dal governo, con fondi regionali, per i cantieri della Maddalena. Dietro i ritardi, ci sono questioni burocratiche: Tremonti non ha sbloccato i pagamenti.
 L’interrogazione. I primi a protestare erano stati alcuni imprenditori, ora lo fa il Pd. Il deputato gallurese Giulio Calvisi ha presentato un’interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico Scajola e dell’Economia Tremonti. Chiede come mai - a parte il dirottamento di 522 milioni di euro, soldi con cui si sarebbe dovuta costruire la Sassari-Olbia - anche i fondi per le opere alla Maddalena, 333 milioni, non sono ancora nella disponibilità del soggetto attuatore della struttura di missione, il braccio operativo del commissario del G8 Guido Bertolaso.
 Storia infinita. I grandi appalti sono stati affidati nel luglio del 2008. Anemone srl si è aggiudicata la realizzazione del centro congressi nell’ex arsenale (73 milioni), Nuove Infrastrutture srl quella dell’albergo (59 milioni), Imac spa quella del media center (26 milioni), Grandi Lavori Fincosit e Pietro Cidonio spa quella della portualità (33 milioni), Opere Pubbliche spa quella degli impianti di depurazione e idrico (13 milioni). I lavori sono cominciati senza la copertura finanziaria e in base ai progetti preliminari (quelli esecutivi sono stati approvati successivamente). I soldi sono stati messi a disposizione un mese fa: il 6 marzo, dopo un lunghissimo iter burocratico, il Cipe ha sbloccato tutti i fondi per il G8 alla Maddalena. Ai 100 milioni stanziati dal governo Prodi, si sono aggiunti i 233 milioni messi in bilancio dal governo Berlusconi. In più altri 30 milioni sono stati spesi per la bonifica dell’arsenale. Complessivamente, gli interventi hanno dunque richiesto un investimento di 363 milioni.
 Lavori finiti. Gli imprenditori sono andati avanti con le proprie forze. Sia il pagamento dei dipendenti che quello dei fornitori è avvenuto con anticipazioni, ovviamente con la garanzia che i soldi, pubblici, prima o poi arriveranno. «La mia azienda ha realizzato il 70 per cento delle opere, ma, al momento, abbiamo incassato solo il 20 per cento di ciò che ci spetta - spiega un imprenditore -. Mancano 58 giorni alla consegna dei lavori, e siamo un po’ preoccupati».
 Lo sono anche le imprese sarde, che, per volontà dell’ex presidente della Regione Soru, hanno ottenuto una quota consistente dei subappalti. A loro, i soldi avrebbe dovuti darli la struttura di missione. Ma il braccio operativo di Bertolaso ha spiegato che non sono ancora disponibili. Non sono in banca.
 Tremonti frena. Dopo il Cipe, il ministero dell’Economia avrebbe dovuto accreditare i soldi sul conto del soggetto attuatore del G8. Ciò non è avvenuto, e una cinquantina di milioni di euro sono stati anticipati da Bertolaso per evitare alle imprese pesanti contraccolpi. Calvisi chiede a Scajola e Tremonti quali siano le ragioni del mancato trasferimento delle risorse, e torna alla carica su quelle per la Sassari-Olbia, strada dimenticata.
 La struttura va. Un solo commento dalla struttura di Bertolaso. «Non ci prestiamo a polemiche, noi andiamo avanti, perché, alla fine, saranno i fatti a parlare: i lavori saranno finiti e completati».
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da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 03 APRILE 2009

Per l’hotel e il centro congressi nell’ex arsenale

Canone annuo alla Regione arriva la Marcegaglia e si tratta

5 la mad 030409 LA MADDALENA. Emma Marcegaglia (nella foto con Bertolaso)è arrivata ieri alla Maddalena per spiegare i suoi piani per la gestione dell’ex arsenale in vista del G8 e, poi, per i 30 anni in cui dovrà far andare avanti le strutture turistiche. La sua società, Mita resort srl, investirà molti milioni di euro per completare i lavori, ma dovrà trovare anche un’intesa con la Regione sull’affitto annuo.
 Ieri, nella sede della protezione civile della Maddalena, si è tenuta una conferenza di servizi (cui ne faranno seguito molte altre), per illustrare i piani di Mita resort per il lancio dell’albergo, del centro congressi e del porto turistico che sono stati costruiti, con soldi pubblici, al posto della struttura militare. Sono emerse alcune novità: il media center verrà riconvertito in struttura ricettiva, che quindi si affiancherà all’albergo 5 stelle che ospiterà il vertice di luglio. In più, Mita Resort avrebbe intenzione di acquisiere le aree in cui oggi sorgono gli alloggi della marina e che, per decisione della Regione, proprietaria della aree, saranno in parte abbattuti. Non solo: Mita resort avrebbe manifestato la volontà di costruire alcune canalette in modo da avere più posti per le piccole barche.
 Investimenti milionari, che saranno quantificati nelle prossime settimane, man mano che i progetti di Mita resort entreranno nel dettaglio.
 Sul fronte dell’occupazione, la società, che è partecipata da Andrea Donà Dalle Rose e che gestisce il Forte Village, ha confermato che il 90 per cento dei dipendenti saranno sardi. Le assunzioni partiranno a breve: l’ex arsenale sarà consegnato dal commissario del G8 Bertolaso alla società della Marcegaglia il 1� maggio.
 Dunque lla Maddalena è arrivata, per la prima volta nel ruolo di imprenditrice chiamata a rilanciare l’economia, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria e di Mita resort, l’unica società che ha partecipato al bando per la gestione dell’ex arsenale fatto dalla protezione civile. La Marcegaglia, accolta da Bertolaso, è entrata nei cantieri e ha fatto un sopralluogo.
 Il prossimo passaggio sarà quello delicato con la Regione, che ha la titolarità delle nuove strutture. Il gruppo Marcegaglia dovrà pagare un canone d’affitto annuo, per ora basso, tanto che la giunta di Cappellacci sta lavorando a un’intesa per ottenere un compenso congruo. (g.pi.)
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 da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 03 APRILE 2009

Invasione di topi nel rione Chiusedda

La Maddalena, gli abitanti denunciano l’abbandono di un canale vicino

6 030409LA MADDALENA. Mentre vanno avanti senza sosta i lavori del G8, un quartiere di circa trenta famiglie, in via Chiusedda, viene invaso dai topi. Gli abitanti hanno scritto una lettera al sindaco e un’altra anche al procuratore della Repubblica di Tempio per informarli della situazione.
La lettera-denuncia è garbata ma precisa. «Segnaliamo ancora la situazione igienico-sanitaria che tutti gli abitanti della zona Chiusedda sono costretti a tollerare visto il totale stato di abbandono e incuria del canale di scolo che fiancheggia le nostre abitazioni». Si tratta di un canale che parte da Punta Villa e attraversa tutta la via interessata per poi finire nella zona della Renella. «In particolare - scrivono gli abitanti - ci sono rifiuti di ogni genere unitamente a scarichi fognari che fuoriescono da vecchie condotte che hanno attirato centinaia di topi: i quali hanno eletto, questo canale, quale loro abitazione ove cibo acqua, rovi e sterpaglie, garantiscono loro rifugio sicuro». Insomma, un vero degrado col quale è impossibile convivere «anche perché - termina la lettera -le abbondanti piogge di quest’anno hanno eroso i basamenti delle tubature fognarie che, in ogni momento, potrebbero rovinare al suolo con immaginabili conseguenze sotto il profilo igienico-sanitario, già, allo stato, gravemente pregiudicato.» Gli abitanti dunque alzano la voce: l’aria è irrespirabile, oltre ai ratti sono presenti molti altri animali e, così, non si può andare avanti. Si spera che l’amministrazione possa intervenire per evitare il peggio. (a.n.)
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permalink | inviato da palau il 3/4/2009 alle 7:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



31 marzo 2009

 PALAU. Il Comune pensa a costruire il futuro del paese e decide piccoli e grandi interventi

  
da La Nuova Sardegna MARTEDÌ, 31 MARZO 2009

Viabilità, scuole e sport: 48 milioni da spendere

Il Comune pensa a costruire il futuro del paese e decide piccoli e grandi interventi

Prevista la costruzione di una nuova caserma per i vigili urbani

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di SERENA LULLIA
 PALAU. Nel piano triennale delle opere pubbliche sono custoditi gli impegni del Comune per costruire il futuro del paese. Nel documento si mescolano piccoli e grandi interventi. La giunta Cuccu punta a chiudere i cantieri aperti e mostra particolare attenzione alla riqualificazione urbana, alle scuole e alle periferie. Nella pianificazione triennale sono previste anche la caserma dei vigili urbani e la piscina.
 L’amministrazione ha fatto un elenco delle priorità e ha deciso di concentrare il suo impegno sulle principali esigenze dei cittadini. Tra queste una migliore qualità della vita, una viabilità più snella, scuole sicure, attività sociali e sportive per i giovani. «La caserma dei vigili urbani è un impegno che abbiamo inserito nella pianificazione triennale - spiega il sindaco Piero Cuccu -. Necessita di un mutuo molto costoso e al momento non è una emergenza. Abbiamo situazioni più importanti da risolvere. Tra queste la sistemazione di via delle Ginestre e di via degli Achei, l’ultimazione del cineteatro con l’attivazione dei laboratori musicali per i giovani, la costruzione delle tre rotatorie all’ingresso del paese, un intervento a metà tra la riqualificazione urbana e il miglioramento della viabilità». Il piano triennale da 48 milioni di euro prevede una spesa di 15 milioni per il primo anno. Nelle risorse a disposizione confluiscono sia le fette del bilancio comunale, sia le risorse pescate nei tesorieri della Regione. Il Comune decide di coccolare le frazioni di Barrabisa e Capannaccia e stanzia 200 mila euro ogni anno per la realizzazione delle infrastrutture primarie e secondarie. Tra gli interventi anche la sistemazione della toponomastica nelle periferie. È allo studio un progetto organico che darà un nome alle vie dei quartieri periferici mettendo fine ai problemi nel recapito della corrispondenza. 100 mila euro saranno destinati al rifacimento delle strade, altrettanti fondi verranno destinati al miglioramento della viabilità e alla cura delle zone verdi del centro urbano. Procede anche l’impegno per dare una seconda vita alla spiagge delle Saline. Nel piano delle opere pubbliche sono indicati 300 mila euro per la riqualificazione dell’area dello stagno e della spiaggia. La costruzione della strada alternativa a quella che oggi passa sulla sabbia è quasi terminata. Il bypass mimetizzato nel verde attende solo il completamento della rotatoria di ingresso per essere completamente operativo. Pochi metri di asfalto che tracciano un destino nuovo per le Saline.
 L’amministrazione comincia poi a costruire il futuro sportivo degli 8 mila metri quadri di terreno tra il palazzetto dello sport e il polo culturale di Montiggia. Nell’area nascerà un impianto polisportivo con piscina e centro benessere. Gli uffici preparano il progetto di finanza attraverso cui un privato realizzerà l’opera e la amministrerà per alcuni anni. Trascorso il periodo di gestione l’impianto ritornerà nelle mani del Comune.
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permalink | inviato da palau il 31/3/2009 alle 8:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



20 marzo 2009

PALAU Una cura di bellezza per dieci case comunali. La Regione ha finanziato il progetto

  
 da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 20 MARZO 2009

PALAU

Ecco i fondi, si rifà il look alle case comunali

28 pala 200309PALAU. Una cura di bellezza per dieci case comunali. La Regione ha finanziato il progetto dell’amministrazione di rendere più moderni e ospitali gli appartamenti di via degli Achei, affittati a canone sociale. 358 mila gli euro che sono arrivati da Cagliari. L’assessore ai Lavori Pubblici, Giovanni Frasconi, segue il cantiere aperto dalla ditta Grandi Impianti di Brescia. La data della fine dei lavori è programmata per metà giugno. Il progetto prevede un miglioramento dell’estetica e della funzionalità delle case. Verranno rifatti i tetti, l’impianto elettrico, idrico e di riscaldamento. Verranno inoltre sostituiti porte e finestre per migliorare la resa energetica delle case e verranno abbattute le barriere architettoniche. Per raggiungere i piani superiori verrà installato infatti l’ascensore.
 Per evitare che gli operai diventassero degli ospiti poco graditi, l’amministrazione ha curato il trasloco degli inquilini in nove appartamenti. «L’intervento di restyling è molto delicato proprio perché le case sono abitate - spiega l’assessore, Giovanni Frasconi -. Il Comune ha coordinato l’intervento di trasloco delle dieci famiglie in altrettanti appartamenti arredati che abbiamo preso in affitto. L’arredamento di proprietà degli inquilini è stato temporaneamente sistemato in alcuni magazzini. Nei fondi finanziati della Regione era prevista anche una quota per queste operazioni». Nel dettaglio sono stati spesi 19 mila euro per i traslochi, 12 mila per il magazzino, 38 mila e 800 euro per gli affitti. «L’impresa bresciana Grandi Impianti sta già lavorando con le sue squadre di operai sulle case comunali - conclude Frasconi -. La ditta si è impegnata a consegnarci gli appartamenti entro il 15 giugno. Una volta pronti ci preoccuperemo del secondo trasloco». (se.lu.)

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